I principali ingredienti della birra sono il malto, il
lievito, il luppolo e l'acqua. Scopriamo insieme le loro
caratteristiche.
Il malto è il prodotto della trasformazione
di alcuni cereali. In genere è ottenuto dall'orzo, ma
esistono anche
malti di frumento, segale e avena. Per ottenere le
caratteristiche desiderate, il produttore può miscelare
anche otto o più diversi tipi di malto.
Il lievito, oltre a caratterizzare la birra
in ogni suo aspetto, dalla spuma, agli aromi, alla ricchezza
del corpo, è in grado di determinarne il tipo di
fermentazione. A seconda del tipo di lievito usato, infatti,
è possibile produrre birra secondo due metodi diversi. Il
primo, il più antico dopo la fermentazione spontanea, è
conosciuto come "alta fermentazione", poiché durante il
procedimento il lievito sale in alto, a galla nella vasca.
Il secondo, perfezionato all'inizio del secolo scorso, è
detto della "bassa fermentazione", perché durante il
processo il lievito si deposita sul fondo delle vasche.
Il luppolo è una pianta rampicante, ricca
di fiori, i quali sono i veri responsabili del gusto
amarognolo della birra. Esso ha diverse proprietà:
chiarifica la birra, frena la riproduzione dei batteri
conservandola meglio e migliora la stabilità della spuma. Al
giorno d'oggi, però, viene usato ancora in fiore solo nelle
lavorazioni artigianali; le industrie impiegano il
concentrato di luppolo, più vantaggioso perché più
facilmente conservabile e perché offre la possibilità di
dosare in modo più omogeneo le sostanze attive in esso
contenute.
Nella
produzione di una buona birra l'acqua riveste un'importanza
fondamentale. Non a caso le birre più famose del mondo
devono la loro nascita e la loro fama alla speciale natura
delle acque con cui vengono prodotte. E in passato le
fabbriche di birra nascevano vicino alle sorgenti, perché la
particolarità dell'acqua, data dalla percentuale di sali
minerali contenuti che possono renderla leggera, media e
dura, non era industrialmente riproducibile.
PROCESSO
PRODUTTIVO: La birra nasce da un infuso fermentato
di malto d'orzo o di altri cereali, con l'aggiunta del
luppolo, che è aromatizzante e conservante. I semi dei
cereali, puliti e frantumati, vengono miscelati con acqua
secondo proporzioni variabili in funzione del tipo di birra
da produrre. La miscela viene riscaldata e portata ad una
temperatura capace di riattivare gli enzimi contenuti nel
malto e di far compiere loro il processo di
saccarificazione. Gli amidi contenuti nei cereali si
trasformano, così, in zuccheri di vario tipo. A questo
punto, si procede alla filtratura e all'unione del luppolo,
in proporzioni rapportate al tipo di birra che si vuole
ottenere. Il mosto ottenuto viene trasferito in un altro
recipiente, dal quale si prelevano di volta in volta le
quantità destinate alla fermentazione. Questa è determinata
dall'aggiunta del lievito che porta, così, alla produzione
della birra che, una volta imbottigliata, sarà pronta per
essere gustata.
La produzione di questa bevanda, oggi soprattutto
industriale, in passato rientrava tra le comuni attività
domestiche e veniva delegata ad artigiani particolarmente
esperti solo per la fase più delicata e laboriosa, vale a
dire la preparazione del mosto per la fermentazione. Un
fatto degno di nota: in Italia, gli industriali della birra
e del malto non utilizzano organismi geneticamente
modificati.